AI Act Navigator: un test gratuito per capire se devi dichiarare l’uso dell’AI
Ho costruito un test gratuito sugli obblighi di trasparenza dell’AI Act: ecco come è fatto, che numeri ha fatto e cosa manca ancora.
Nell’estate del 2026 ho messo online AI Act Navigator (aiactnavigator.it). È uno strumento gratuito, in italiano, per chi crea contenuti con l’intelligenza artificiale e vuole capire se deve dichiararlo. Il riferimento è l’articolo 50 dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale.
Qui racconto come è fatto, come è andato finora e cosa mi ha insegnato.
[Da completare: da dove è nata l’idea, in che momento e perché ho deciso di farne un progetto mio]
Il problema: la regola è semplice, i casi concreti no
Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act. Altre parti del regolamento, come le regole sui sistemi ad alto rischio, sono state rinviate. Il principio dell’articolo 50 si spiega in una riga: le persone hanno il diritto di sapere quando parlano con una macchina e quando un contenuto è stato generato da un’AI.
Applicarlo è un’altra storia. Un testo scritto con l’AI e poi rivisto da una persona va dichiarato? Un’immagine? Una email inviata in automatico, senza che nessuno la guardi? La risposta cambia da caso a caso. E per chi viola gli obblighi di trasparenza le sanzioni previste arrivano fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale, se superiore. [Da verificare sul testo ufficiale del regolamento prima di pubblicare]
Il mio punto di partenza era questo: avere uno schema chiaro su come funziona l’AI Act dal 2 agosto in poi. Non per i giuristi. Per chi fa contenuti e comunicazione e vuole sapere cosa deve fare.
Come l’ho impostato: un test con un esito, poi un blog e una newsletter
Il centro del sito è un test interattivo. Fai una serie di scelte sul tuo caso e ricevi un esito. Gli esiti vanno da “Obbligo di dichiarazione” a “Dichiarazione consigliata”, da “Esente” fino ai casi più delicati: “Alto rischio” e “Pratica vietata”.
Intorno al test ho aggiunto due cose. Un blog con articoli pratici sull’AI Act, tra cui una guida a cosa cambia dal 2 agosto. E una newsletter, con una pagina di iscrizione dedicata.
Ho anche deciso di misurare l’uso reale. Traccio i passaggi del test, gli esiti, i riavvii e le iscrizioni alla newsletter.
Per farlo conoscere ho usato LinkedIn e mi sono appoggiato a un partner, che lo ha rilanciato sui propri social e nella propria newsletter.
[Da completare, facoltativo: con quali strumenti ho costruito il sito, in quanto tempo, e come ho definito le regole che portano a ogni esito]
I primi quattordici giorni: circa 1.700 sessioni e quasi metà arriva all’esito
Tra il 22 luglio e il 4 agosto 2026 il sito ha registrato circa 1.700 sessioni e circa 1.550 visitatori unici. Il picco è stato il 28 e 29 luglio, in coincidenza con la campagna del partner.
Il numero che conta di più per me è un altro. Il 44,8% delle sessioni che aprono la home arriva fino a un esito. E chi finisce il test spesso lo rifà: 1.327 completamenti in 640 sessioni. Lo leggo così: le persone provano più scenari, non si fermano al primo.
Tra le opzioni del test, la più scelta è “Creo o modifico contenuti”: 79% dei casi.
La fonte di traffico più grande è stata il traffico diretto, circa un terzo delle sessioni. L’ipotesi è che ci sia passaparola che gli strumenti di analisi non vedono: un link girato in chat o via email. Resta un’ipotesi.
Agosto: una seconda ondata, poi il calo di Ferragosto
Ai primi di agosto ho pubblicato la pagina della newsletter e un articolo con un pacchetto scaricabile di icone UE per i contenuti AI. Il traffico è risalito per tre giorni. Il 5 agosto, giorno di lancio, la pagina della newsletter ha avuto 47 visite e 14 iscrizioni. Dopo, il ritmo delle iscrizioni è calato molto.
Da metà agosto le visite sono scese a poche al giorno. È un calo stagionale: il pubblico è fatto di professionisti italiani. Chi è arrivato in quel periodo ha comunque usato il test, con un tasso di completamento del 39%.
Un dettaglio che tengo d’occhio: nel mese sono arrivate quattro sessioni da ChatGPT. Sono poche. Ma è un canale nuovo.
[Da completare: com’è andato il traffico da settembre in poi e quanti sono oggi gli iscritti alla newsletter]
Cosa mi hanno insegnato i dati e cosa manca ancora
Tre cose.
La prima: chi arriva vuole una risposta sul proprio caso, prima di una spiegazione. Quasi metà delle sessioni che aprono la home arriva a un esito, e chi finisce spesso riprova con un altro scenario.
La seconda: i link accorciati fanno perdere il tracciamento. Dal link breve di LinkedIn risultano 7 sessioni, mentre LinkedIn nel complesso ne ha portate alcune centinaia. Guardando solo quel dato avrei sottovalutato il canale.
La terza: i dati vanno puliti prima di leggerli. Ho dovuto escludere le mie sessioni di prova e quelle di un bot che ha visitato sette pagine in sette secondi.
Quello che manca è una validazione legale. Io mi occupo di marketing, non di diritto. Sto valutando di chiedere a professionisti del settore legale un parere sugli esiti, soprattutto nei casi limite.
[Da completare, facoltativo: se ho contattato dei legali e com’è andata]
[Da completare, facoltativo: come mi sono sentito a vedere lo strumento usato e cosa rifarei in modo diverso]
I prossimi passi sono tre: altri articoli, più iscritti alla newsletter e quel parere legale.